La Madonna della Libera di Cercemaggiore

La statua lignea della Madonna della Libera è una scultura di particolare pregio e importanza sotto l’aspetto fideistico e artistico.

Scolpita con molta probabilità verso la fine del 1200 è un unicum di bellezza e un concentrato di simbologie mariane e cristiane, con chiari riferimenti al vecchio e al nuovo testamento.

La statua è alta 1 metro e 33 centimetri, e anche ciò non è casuale, come a voler significare che l’icona rappresenta l’intera vita del Cristo Salvatore, dal suo concepimento alla sua morte e resurrezione.

L’artista, sconosciuto al momento, è certamente francese o di scuola, appartenente cioè a quel nugolo di artisti che saranno al seguito degli Angioini, nuovi signori del Sud Italia, che cercheranno di francesizzare i loro domini con la forza delle armi, della cultura e con la complicità di una  Chiesa asservita solo nominalmente, ma che saprà ritrovarsi e rinnovarsi nella fede, con la straordinaria figura di Papa Celestino V  che, con la sua abdicazione farà più rumore di qualsiasi scomunica, segnando la nascita di una nuova Chiesa Pietrina, che saprà essere unica anche nella cattività avignonese.

La statua è legata a Papa Celestino, non solo geograficamente e temporalmente, ma perché raccoglie le indicazioni e le testimonianze di fede legate ai rapporti con i Cavalieri Templari, la traslazione dalla Terra Santa della Casa della Madonna  e la “scoperta” della Madre del Salvatore come  Tempio, origine e fine di ogni cosa, tramite perfetto tra la terra e il cielo.

La Statua rappresenta le 3 condizioni storiche canoniche della Vergine, che acquista un ruolo centrale nella storia della Chiesa proprio sul finire del 200.

La statua della  vergine è nella condizione di:  “Annunciata” poi “Gestante” e poi “Orante”.

La corona in oro con chiari simboli floreali, esempi di purezza e grazia, ma anche simboli regali, sormonta la testa aggraziata di una fanciulla dai capelli biondi e pelle chiara, con un nasino importante  e con una particolare cura del volto, tipico delle donne francesi, in aperta controtendenza  alle icone del tempo o bizantine, dove la sacra effigie vede la presenza di una donna/fanciulla dai capelli e occhi scuri, scura se non nera anche nel colorito della pelle.

Una specie di rivoluzione angelica, connotata dagli occhi azzurri, che il bravo scultore e pittore, riesce a mitigare dipingendo il copricapo tipico delle donne ebree sposate, che si  intravede a contorno del volto e che si denota dai colori bianco e azzurro, tipici della tradizione ebraica.

Lo scultore sembra avvedersi che la statua può ingenerare confusione per la consonanza con le statue  regali e laiche di donne che rappresentano una certa femminilità cortese ( Mater Domina – Mater Domino) madre del Signore Re , principe o vassallo.  Per porvi rimedio ricorre al “trucco” del copricapo ebraico, per smentire un occhio frettoloso e riconsegnare all’opera quella spiritualità propria della Mater Domini (Madonna) per eccellenza e per tale motivo aggiunge altri particolari:

Le tre croci templari (croci delle otto beatitudini, l’Otto è il numero della Madonna e l’ottagono è la forma del tempio), sono solo una parte delle innumerevoli simbologie che avvolgono la statua.

La croce sulla gola, rappresenta il FIAT, quel grazioso consenso espresso da Miriam a diventare la madre del Salvatore.

La lettura dell’Annunciazione  dal Vangelo di Luca è illuminante per comprendere la scena e il dubbio che avvolge la vita di una ragazza quindicenne che non conosce uomo ed è sine sanguine, pura tra le pure, perché esente dal peccato originale e dal  “peccato” della femminina potentia generandi.

La ragazza predestinata a tale inaudito compito, “cede” dopo un vero e proprio “corteggiamento” tenuto dall’Arcangelo Gabriele che agisce nel nome di Dio, arcangelo capace di far comprendere e di persuadere, ancorché pervadere il cuore  e il corpo di una fanciulla presa da cento dubbi e pur consapevole di non poter procreare perché non conosce uomo.

La ricerca del FIAT è la coronazione del nuovo patto che Dio instaura con l’uomo, fondato sul libero arbitrio e sulla scelta della fede, non più imposta e né più tradita.

Un Dio che diventa padre umano,( a sua immagine e somiglianza) custode della comprensione e cultore della benevolenza ricamata sulla misericordia e sulla tolleranza.

Colui che è senza nome  sveste gli abiti del Dio esigente e punitore per diventare Dio di Amore, anzi Amore stesso.

Con l’Annunciazione e il fiat avviene il trapasso  tra il vecchio e il nuovo testamento.

Verbum caro factum est – Ecce Ancilla domini.

Su questa novità storica ancorché fideistica si creeranno le condizioni di una nuova teologia universale fondata sul Dio d’Amore e sui Fedeli d’Amore, che abbraccerà la cultura mediterranea del 200 e che troverà propugnatori nelle tre massime religioni monoteistiche e che vedrà Dante Alighieri come massimo esponente della letteratura occidentale:

 

"vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

 

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

 

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

 

 E  Ibn Arabi  per quella orientale il mio cuore è diventato capace di accogliere ogni forma, è un pascolo per le gazzelle, un convento per  monaci cristiani. E’ un tempio per gli idoli, è Kaaba per i pellegrini, è le tavole della Torah, è il sacro libro del Corano”.

 I Cavalieri Templari Cristiani e i Cavalieri Sufisti Islamici e larghe fasce dell’Ebraismo  propugneranno, senza successo, un amore universale.

Gli interessi politici ed economici del tempo e  un certo potere di controllo sulla religione, grazie anche all’annientamento dei templari e alla emarginazione dei Sufisti a cavallo tra il 200 e il 300, farà della religione mero strumento di morte e di conquista.

Gesù è incontestabilmente un Ebreo  che non ha mai rinnegato la sua fede.

Il figlio dell’uomo è venuto sulla terra per ampliare e completare il messaggio delle tavole e della torah, perseguitato e ucciso per la sua autentica ortodossia e non per la sua volontà riformatrice.

Gesù figlio di Maria è l’uomo della pace per il Corano ed è l’uomo nuovo per gli Ebrei.

Gesù rimane il simbolo di unione delle tre grandi religioni monoteiste, destinate all’applicazione dell’unico messaggio universale fondato sulla fratellanza e sul legame d’Amore tra la terra e il cielo, che un giovane (Francesco di Assisi) divenuto povero per sua volontà e per sentirsi più vicino al suo prossimo, aveva compreso circa un secolo prima, cercando e donando carità, dialogando con tutti e sentendosi servo di tutti, iniziando quell’opera di rinnovamento della chiesa che continua ancora oggi con Papa Francesco, l’uomo del dialogo e della semplicità, della commiserazione e della misericordia.

La Vergine di Cercemaggiore è visibilmente incinta.

Lo scultore, ha saputo rappresentarla con quella  grazia particolare che hanno le donne in stato interessante, con quel compiacimento regale e con quella dolcezza di chi conosce il valore della vita, dono supremo e straordinario.  

Solo con una visione laterale  o frontale, ad altezza d’occhio, risulta evidente lo stato della Vergine .

La statua, posizionata in alto per venerazione, ne ha custodito  il segreto e l’ha preservata dalla furia iconoclasta post conciliare (Concilio di Trento), allorché fu deciso di distruggere le immagini non in linea con gli standard canonici, tra cui le rappresentazioni della vergine incinta.

E’ accaduto spesso che nella foga di combattere il Riformismo (riforma Luterana) si sono messe in campo azioni e proponimenti ancor più rivoluzionari e devastanti del “male” che si andava a combattere, in una sorta di autolesionismo produttivo,  tipico delle menti ottenebrate e ignoranti.

La cintura corona il sacro seno e il sacro frutto che, con delicatezza, promana dall’esile corpo di colei che unisce il mondo, il tutto avvolto in una veste azzurra ricolma di stelle, come se la volta celeste si conformasse al corpo di colei che darà vita al Salvator Mundi.

Il mantello in oro, è stato ridipinto in epoca successiva, nel mentre, sicuramente, doveva essere di colore scarlatto, come nella iconografia duecentesca e successiva e come si evince dal risvolto.

Il colore rosso è la rappresentazione della tunica del salvatore, morto sulla croce ed è il colore per antonomasia simbolo di regalità.

La tunica di lana rossa che copriva il re dei re, ammanta la madre di questo re ancor prima della sua nascita, in una rappresentazione simbolica ancora più complessa di quanto si pensi:

La tunica simbolo di regalità e simbolo di sacrificio, nascita e morte, inizio e fine di ogni cosa.

Gesù affida, morente, la madre a Giovanni: Ecco tua Madre !

Con questo gesto la affida a noi tutti, perché le mamme hanno bisogno di sentirsi tali e non si riposano mai, sempre pronte a soccorre i propri figli con immutato ed eterno amore.

Le  mani prominenti con al centro la croce templare rappresentano la vergine orante, blachermissa, che forte del suo figlio, ed egli per mezzo suo, già parla al mondo e lo preserva dai suoi mali: Libera nos a malo.

Intercedendo presso il figlio e raggiungendolo al suo fianco, perpetua il legame tra cielo e terra e con l’amore di madre vera conforta i nostri cuori.

 

Vergine gloriosa, matre de pietate

Fonte de onne bellezza, giglio de castitate

Fonte de casto amore, foco de caritate

Alteza de virtude, radice de sanctitate

Scola de sapientia, armario de veritate

Via de iusticia, exemplo de honestate

Forteza de sapientia, regola de humilitate

Medicina del mondo, conceda a noi sanitate

De l’anima e del corpo, perché grande necessitate

Fa a noi, toi servi, per la tua benignitate

Conserva a noi, Madona, da ogni iniquitate

Et driza lo core nostro in nella tua voluntate

Et dà a me, in della morte, speranza e sicurtate

Azò ch’io veza lo tuo figliolo ch’è luce de veritate

Dove ipso tene lo imperio della sua potestate

Amen

Pietro da Morrone

(Papa Celestino V)

 

 Il presente saggio è la sintesi ragionata del mio intervento, a braccio, tenuto il 25 Giugno 2013  nell’antico refettorio del Convento dei Padri Domenicani di Cercemaggiore (CB) in occasione del Convegno sul VI Centenario del ritrovamento della Statua della Madonna della Libera.

Questo breve scritto, frutto di venerazione e di profondo amore alla Madre Celeste, viene dedicato ai Padri Domenicani di Cercemaggiore e a S.E. Rev.ma Mons. Gian Carlo Bregantini- Vescovo di Campobasso.

Cordialmente.

Antonio Stiscia

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